Crumble di Sbreghe Molino66 con Gelato al Cioccolato Fatto in Casa Senza Gelatiera e Salsa ai Frutti di Bosco
- Molino66

- 9 giu
- Tempo di lettura: 17 min
Un nome lungo? Sì, ma racchiude tutta la bontà di un dessert fresco, cremoso e nutriente — il re dell’estate, il dolce immancabile nelle giornate più calde. Un dessert capace di unire tutta la bontà e la croccantezza delle Sbreghe Molino66, ridotte in grosse briciole fragranti, alla cremosità di un buon gelato al cioccolato fatto in casa, arricchito da una salsa dai sapori del sole ai frutti di bosco e da frutti rossi freschi. Perfetto nella stagione primaverile ed estiva, ma ideale anche come dessert di fine pranzo in inverno. Un dolce semplice da realizzare, che offre un’esplosione di sapori e texture contrastanti capaci di conquistare ogni palato.
La base del nostro dessert si realizza con un crumble di Sbreghe: i biscotti vengono frullati grossolanamente, mescolati con burro fuso e un cucchiaio di miele millefiori. Il composto viene poi steso su una teglia e lasciato raffreddare in frigorifero, mescolandolo di tanto in tanto per ottenere quei pezzetti croccanti e irregolari che fanno tutta la differenza — quella texture che senti sotto i denti, che aspetti, che ti soddisfa ad ogni cucchiaiata.
Con questa ricetta intraprendiamo un viaggio di gusto nel cuore della terra del Friuli, una regione di confine incastonata tra le Dolomiti Friulane e l’Alto Adriatico, uno scrigno di tesori tra mare e monti, custode di un patrimonio culturale immenso, frutto dell’incontro tra diverse popolazioni e tradizioni. Il Friuli Venezia Giulia è una terra di natura e tradizioni, ma anche un piccolo grande regno di tipicità, dove la cucina nasce da contaminazioni asburgiche e slave nella parte triestina e goriziana, da civiltà pastorali in Carnia e da una profonda cultura rurale che ancora oggi si respira in ogni piatto.
È impossibile non citare i piatti tipici di questa regione: il frico, la jota, gli gnocchi, i risotti, i cjarsons della Carnia, la brovada, il muset, il celebre Prosciutto di San Daniele, lo stinco di Carnia, i sardoni impanai, il presnitz, la pinza triestina — e sono solo alcuni, perché l’elenco sarebbe infinito. Da ricordare anche lo strok, l’aglio di Resia, coltivato al confine con l’Austria, e il Radic di Mont, radicchio selvatico oggi Presidio Slow Food, insieme alla cipolla di Cavasso e al radicchio di Gorizia, dall’aspetto simile a una rosa. E ancora il fagiolo dal voglut, il plombin e il mais bianco perla friulano.
Tra i prodotti friulani spiccano soprattutto i salumi DOP e IGP, ma anche i formaggi, l’olio Tergeste DOP e la Brovada DOP. E che dire dei vini? Il Friuli Venezia Giulia vanta ben sette Strade del Vino e otto zone DOC e DOCG: una ricchezza che testimonia l’eccellenza dei suoi vini bianchi e rossi, tutelati dal Consorzio Vini Friuli Venezia Giulia. Ma accanto a questi gioielli enologici troviamo anche birre artigianali dal carattere deciso e profumato, prodotte da piccoli birrifici indipendenti, senza processi di pastorizzazione né di microfiltrazione. Insomma, amici, un mondo di tradizioni e saperi tutto da scoprire e da amare. E in questo panorama di bontà, in una regione così straordinariamente ricca, non potevano certo mancare le specialità dolciarie, che rappresentano una tradizione antica e consolidata, capace di unire il Friuli ad altre aree d’Europa, dalla Mitteleuropa ai Balcani. I dolci friulani sono il riflesso di secoli di storia, in cui le ricette si sono tramandate di generazione in generazione, portando con sé il sapore autentico della cultura locale.
Tra i protagonisti indiscussi troviamo la Gubana, di cui avremo l’opportunità di approfondire la storia in un prossimo articolo. Ad affiancarla il presnitz o presniz, che per tradizione veniva accompagnato da un liquore: la sligoviz, ovvero la grappa di prugne usata anche per ammorbidire il dolce stesso. Poi lo struciolo de Pomi, un dolce che incarna la dolcezza della vita contadina nel periodo natalizio: un rotolo di pasta sfoglia ripieno di mele, noci, zucchero e cannella, un connubio di sapori che racconta storie di campagne innevate e serate trascorse accanto al fuoco. Assaggiare una fetta di questo dolce è come fare un tuffo nel passato, un caldo abbraccio che avvolge i sensi. A Pasqua arriva la tipica Pinza Pasquale Triestina, soffice, che può essere accompagnata da cioccolato o marmellata. Altro dolce caratteristico sono le fave dei morti: piccoli dolcetti a base di mandorle, nocciole, zucchero e cacao, simili a chicchi di riso. La leggenda vuole che venissero preparate per commemorare i cari defunti durante la festa di Ognissanti.
In questo panorama di dolcezze chi non conosce la sbrisolona Friulana, dal sapore unico, dalla consistenza croccante e dalla ricchezza di mandorle e nocciole? E poi ci sono le focacce morbide e profumate, le torte ripiene, delizie che racchiudono al loro interno ricchi ripieni di frutta o crema. Ma il panorama non si esaurisce qui: è ricco anche di biscotti dalle ricette semplici e familiari, con pochi ingredienti, sempre presenti nelle cucine di casa — fatti con farina di mais, frutta secca, latte e burro. Croccanti e fragranti, perfetti per accompagnare un tè pomeridiano o per una pausa dolce in qualsiasi momento della giornata.
Un appassionato di dolci friulani conoscerà di certo gli Strucchi, particolarmente diffusi nelle Valli del Natisone e in altre zone della regione. Si tratta di piccoli fagottini ripieni di frutta secca e un mix di liquori, che possono essere bolliti, lessi o fritti. Il ripieno è il medesimo della Gubana — quindi ricchissimo e saporito — a base principalmente di noci, nocciole, mandorle e pinoli, uvetta e un mix di liquori tra cui grappa e rum, a seconda del pasticciere che li produce.
Molto ancora sarebbe da scrivere in questo straordinario panorama di dolcezze, ma concentriamo le nostre energie sulla ricetta di oggi e conosciamo più da vicino le Sbreghe. Biscotti di pasta dura, parenti strette dei cantucci toscani, i cui padri molto probabilmente sono i monaci benedettini, presenti — oltre che in Toscana — fin dal 730 d.C. anche nel Ducato Lombardo del Friuli, con l’Abbazia di Sesto al Reghena. Le Sbreghe sono da tempo immemorabile il dolce tradizionale di questa località. Somiglianti a fette di pane dure al tatto, sono sottili, semicircolari o rettangolari. Nel Friuli si trova anche una versione — con nomi diversi — più rustica, con fette spesse e basse, ideata per essere più facilmente imbevuta nei vini bianchi dolci da meditazione. La prerogativa straordinaria della pasta di questo dolce — grano, zucchero, uova intere, mandorle, burro, crema al marsala — è di sciogliersi in bocca in pochi secondi, non appena messa in bocca. Non si può poi non menzionare gli altri biscotti meritevoli di essere conosciuti: i Biscotti Esse di Ravero, i Brazzà, i Colàz, i biscotti alla zucca, i biscotti di mais e il biscotto Pordenone.
Ad accompagnare il nostro crumble di Sbreghe, non poteva esserci che lui: il gelato al cioccolato, un grande classico che non stanca mai e non passerà mai di moda. Ogni cucchiaiata è una coccola, un piccolo piacere che ci fa sentire bene. La proposta di oggi è semplice ma davvero speciale: un gelato artigianale fatto in casa, senza uova, senza gelatiera. Il risultato è una crema vellutata e intensa, con il profumo e il sapore autentico del cacao — un dessert perfetto per stupire gli ospiti e conquistare anche i palati più raffinati, sempre alla ricerca di sapori genuini e sinceri.
Con l’arrivo del caldo cambiano le nostre giornate e le nostre abitudini. Cerchiamo di muoverci nelle ore più fresche, facciamo sport al mattino presto o alla sera e, ovviamente, cambia anche il modo di mangiare. Cerchiamo piatti veloci, leggeri ma nutrienti, tante insalate, piatti unici e completi… perché diciamocelo, nessuno ha voglia di stare ai fornelli o accendere il forno quando fuori ci sono 35 gradi!
L’amore per il cibo è qualcosa che non conosce tempo: un sentimento profondo, radicato nella nostra tradizione gastronomica e nel nostro immenso patrimonio culinario. In Italia, il piacere della tavola è molto più di un semplice momento per nutrirsi: è un vero e proprio rituale di convivialità, tramandato di generazione in generazione.
Noi italiani, si sa, siamo buongustai esigenti: anche in vacanza, anche sotto il sole cocente, non rinunciamo mai al dessert! Certo, magari non abbiamo voglia di accendere il forno — e come darci torto con queste temperature — ma la voglia di dolce resta, eccome se resta. Il nostro corpo lo chiede, la nostra golosità prende il sopravvento. E così, anche dopo un pranzo abbondante, magari accompagnato da un bel bicchiere di vino bianco fresco, come si fa a dire di no a un dolcetto? Impossibile!
In estate, ovviamente, cambiano le forme della dolcezza: si passa ai dessert senza cottura, freschi, leggeri ma sempre irresistibili. Che siano gelati, semifreddi, granite, sorbetti o cheesecake, le proposte sono tantissime e una più golosa dell’altra. Ma vi siete mai chiesti perché non riusciamo proprio a resistere al sapore dolce?
Beh, c’è una spiegazione scientifica anche per questo. Secondo gli studi condotti dalla Pennsylvania State University, la professoressa Barbara Rolls ha individuato la causa in un meccanismo chiamato “sazietà sensoriale specifica”. In parole semplici, il nostro cervello cerca varietà: dopo aver gustato un piatto salato, sentiamo il bisogno di qualcosa di diverso, ed ecco che arriva la voglia di dolce. E non finisce qui: altri studi dimostrano che gli zuccheri creano una sorta di dipendenza, simile a quella di una sostanza che ci fa stare bene — ed è proprio per questo che, una volta assaggiato un dolce, ne vorremmo sempre un altro pezzetto! Sì, insomma, la scienza ce lo conferma. Ma noi italiani lo sappiamo da sempre: al dolce non si resiste, soprattutto d’estate!
E tra tutte le dolcezze, c’è un protagonista assoluto, il re indiscusso della stagione calda, un vero trionfo di freschezza e gusto: il gelato. Cremoso, fruttato, cioccolatoso, in coppetta o sul cono — è lui il dolce dell’estate per eccellenza, il nostro piccolo lusso quotidiano. E diciamolo: non c’è niente di più buono di un bel gelato fatto bene. Il suo consumo cresce in estate, certo, ma ormai non è più solo un piacere stagionale. Secondo le ultime statistiche, il 56% degli italiani lo consuma almeno una volta alla settimana in estate, e uno su tre addirittura quasi ogni giorno! E non stiamo parlando di quello industriale, ma di quello vero, quello buono, artigianale, fatto magari anche in casa, con ingredienti selezionati e tanto amore.
Il gelato artigianale italiano è riconosciuto ovunque come una vera eccellenza, tanto che nel mondo anglosassone ormai si chiama proprio così: “Italian Gelato”, per distinguerlo dall'”ice cream”. Una piccola, dolce soddisfazione tutta nostra, di cui andare fieri… e da gustare senza sensi di colpa, cucchiaino dopo cucchiaino.
Ma definirlo semplicemente un dolce è davvero troppo poco: il gelato è gioia pura, è felicità allo stato cremoso! Quando pensiamo all’estate, non possiamo fare a meno di pensare a lui: dolce, invitante, fresco, vellutato, un’esplosione di sensazioni che ci fa sorridere e — diciamolo — ci riporta immediatamente bambini. È molto più di una coccola per il palato: il gelato è anche un piccolo alleato del benessere! Non solo delizioso, ma anche ricco di nutrienti preziosi, è un alimento completo che può regalarci benefici anche a livello emotivo. Lo sapevate che mangiare gelato stimola la produzione di serotonina, il cosiddetto ormone della felicità? Un cucchiaio dopo l’altro, e ci sentiamo più leggeri, rilassati, con il sorriso sulle labbra… e magari anche con meno mal di testa: sembra proprio che aiuti anche contro la cefalea!
E poi, il gelato ha una storia affascinante alle spalle. Secondo gli storici, le sue origini risalirebbero addirittura all’epoca romana: per combattere il caldo, si gustava una miscela di ghiaccio tritato, miele e frutta fresca. Un’idea semplice ma geniale, che già allora portava un pizzico di felicità nelle giornate più afose. Ci sono poi leggende curiose, senza fonti storiche certe, che raccontano di Isacco, figlio di Abramo e Sara, che avrebbe preparato al padre una sorta di gelato con latte di capra e neve. Altri spingono le origini del gelato addirittura al 3000 a.C., con una preparazione a base di latte, riso e spezie, raffreddata nella neve. Chissà se è davvero andata così… ma una cosa è certa: il gelato ha sempre avuto il potere di conquistare tutti.
Per ritrovare una versione più simile a quella attuale, dobbiamo arrivare al Rinascimento. È lì che entra in scena Bernardo Buontalenti, geniale architetto, pittore, inventore e… pasticcere per caso! Fu lui a creare un gelato speciale per Caterina de’ Medici, regalando al mondo quella che sarebbe diventata una delle dolcezze più amate di sempre.
E se ancora ci chiediamo perché il gelato piaccia tanto — non solo ai più piccoli, ma anche a noi adulti — la risposta è semplice: è una carezza per tutti i sensi. Lo conferma anche uno studio psicologico condotto dalla Società di Ricerca Mesomark, che ha analizzato il comportamento di un gruppo eterogeneo di italiani dai 16 ai 60 anni, da nord a sud. Il risultato? Il consumo di gelato genera una piacevolissima esperienza multisensoriale, comune a tutti. Nessuno escluso. Perché ci piace così tanto? Perché ci rinfresca, ci idrata, ci dà quella sensazione immediata di benessere. E poi, quella cremosità vellutata che si scioglie in bocca è una vera coccola che ci fa dimenticare il caldo e le giornate frenetiche. Il gelato è davvero il modo più semplice per regalarsi un momento felice. E noi, da veri italiani, questo lo sappiamo bene.
E se cercassimo qualche altra buona scusa per gustarci un bel gelato senza sensi di colpa? Beh, eccola servita: il gelato è anche salutare! Ricco di vitamine — soprattutto quelle dei gruppi A, B (B1, B2, B6, B12), E e K — contiene anche calcio e fosforo, due minerali fondamentali per il nostro organismo. Insomma, è una dolce coccola che può diventare un alleato perfetto anche per chi è a dieta. E poi, sfatiamo un mito: non serve aspettare l’estate per concedersi un buon gelato. Anche dopo un pranzo abbondante, tipo quelli delle feste natalizie, un gelato ci sta benissimo: rinfresca, non appesantisce e chiude il pasto con leggerezza.
E ora, parliamo di gusti. Ma da dove iniziamo? Ce ne sono talmente tanti che contarli tutti è una missione impossibile! Secondo la Confartigianato, si parla di circa 600 gusti diversi: dai grandi classici come cioccolato, crema, limone, fragola, ai più originali e trendy, come il gelato al tartufo, al pulled pork, alla carbonara, alla mortadella, ai fiori di zucca e alici, al cacio e pepe, al gusto pizza o addirittura al wasabi. Negli ultimi anni, i gelatieri si sono proprio sbizzarriti con abbinamenti insoliti e curiosi, e lo ammetto: sono rimasta a bocca aperta davanti ad alcuni di questi gusti. Tipo il gelato “pizza e mortazza” o quello ai “fiori di zucca e alici”… e che dire del “cacio e pepe” in versione fredda?
E poi c’è lui, il mitico gelato Puffo! Ve lo ricordate? Era il gusto più amato dai bambini negli anni ’80, ispirato ai simpatici ometti blu dei cartoni animati: dolce, azzurro, misterioso, forse alla vaniglia, forse no… ma di sicuro non sapeva di menta o di anice come si credeva! Oggi è stato rivisitato in chiave moderna, con infusi di camomilla e polvere di Butterfly Pea, quel fiore blu che colora naturalmente i cibi. E sono nati anche nuovi gusti d’ispirazione “fantasy”, come Banana Guava, Trolls o Ocean, pensato per sensibilizzare alla salvaguardia degli oceani. Una delizia con un messaggio importante.
E poi, c’è sempre quella classica domanda che ci facciamo davanti al bancone: vaschetta o cono? E quante palline? Se esageriamo, rischiamo di correre contro il tempo per evitare che si sciolga tutto… un problema che però non ha fermato Dimitri Panciera, il gelataio dei record: nel 2014 è riuscito a sistemare ben 104 palline di gusti diversi in un solo cono, battendo il precedente record di 100 e conquistando un posto nel Guinness dei Primati.
Anche se ogni anno spuntano nuovi gusti e sperimentazioni golose, alla fine la tradizione vince sempre. Una ricerca lo conferma: gli italiani scelgono come primo gusto il classico cioccolato, seguito a ruota dalla nocciola, poi limone, fragola e crema.
Principi assoluti della nostra ricetta sono le Sbreghe dell’Azienda Molino66, espressione di una tradizione familiare costruita su qualità, servizio e cortesia.
Una storia che profuma di forno caldo, di burro, di impasti che lievitano lentamente nella notte — una storia che nasce nel cuore del Friuli, tra le vie di San Vito al Tagliamento, e che racconta di una famiglia, di una passione e di un sogno che diventa realtà giorno dopo giorno, morso dopo morso.
Tutto comincia nel 1978, quando i coniugi Paolino e Maria Giacomini arrivano a San Vito al Tagliamento e rilevano quello che era allora il più grande negozio della zona. Non è solo un’operazione commerciale: è una scommessa sul futuro, un atto di coraggio, la scelta di mettere il proprio nome e la propria faccia dietro ogni prodotto, di costruire giorno dopo giorno un rapporto autentico con i clienti. E quella scommessa viene vinta, con la moneta più preziosa che esista nel commercio: la fiducia. Una fiducia guadagnata sul campo, un sorriso alla volta, un prodotto alla volta. È il passaparola genuino della gente onesta — non la pubblicità, non le campagne marketing — a trasformare il loro negozio in un punto di riferimento per intere famiglie della zona, generazione dopo generazione, alla ricerca di quella qualità rara che sempre più spesso fatica a trovare spazio sugli scaffali della grande distribuzione.
Gli anni passano, l’attività cresce, cambia sede, si evolve. E in questa evoluzione naturale entra in scena il figlio Alessandro, portando con sé il fuoco sacro della passione artigianale. Alessandro non si accontenta di ereditare un’insegna: vuole capire, approfondire, perfezionare. Frequenta alcune delle migliori pasticcerie della regione, affina la tecnica, studia gli impasti, impara a rispettare i tempi della lievitazione naturale — quei tempi lenti, pazienti, che la produzione industriale ha da tempo dimenticato ma che fanno tutta la differenza tra un prodotto qualsiasi e un prodotto straordinario. È così che l’esperienza di due generazioni si fonde in un unico progetto: nel 2005 nasce Molino66, il panificio e la pasticceria artigianale che porta il numero civico della sede storica di via Pordenone come un marchio d’identità, come una dichiarazione di appartenenza a quel territorio e a quella comunità che li ha accolti e fatti crescere.
Molino66 oggi è molto più di un panificio. È un laboratorio di sapori autentici, specializzato nella produzione artigianale di prodotti dolciari, pane e pizza, con servizio bar e caffetteria, dove ogni mattina l’aria si riempie di quel profumo inconfondibile di impasto appena sfornato che nessun surgelato, nessuna busta sottovuoto riuscirà mai a imitare. È il profumo dei ricordi, quello che ti riporta subito bambino, quello che ti ferma in mezzo alla strada e ti convince ad entrare anche quando non avevi pianificato di farlo.
La filosofia che guida ogni scelta è semplice, quasi disarmante nella sua chiarezza: ingredienti di primissima scelta, nessun conservante, nessun additivo, nessuna scorciatoia. Solo la semplicità delle cose buone, quella semplicità che richiede però un’enorme cura, una conoscenza profonda delle materie prime e un rispetto assoluto per le ricette tradizionali tramandate negli anni. Una su tutte: il lievito naturale, la pasta madre, un essere vivente che in casa Giacomini viene curato e nutrito con dedizione quasi affettuosa. Perché il lievito madre non è solo un agente lievitante: è un universo di batteri lattici benefici — lactobacilli, saccharomyces, weissella — che lavorano lentamente, dalle 48 alle 72 ore, trasformando l’impasto in qualcosa di straordinario. Un pane più digeribile, più nutriente, con un indice glicemico dimezzato rispetto al pane tradizionale, capace di preservare i profumi e i sapori in modo naturale, senza bisogno di nessun additivo chimico. Perché — e questa è una verità che in pochi conoscono ma che vale la pena raccontare — in Italia entrano ogni giorno decine di tonnellate di pane dall’estero, prodotto in condizioni di igiene spesso discutibili, con farine e ingredienti di dubbia provenienza. Affidarsi a chi ha davvero a cuore il proprio lavoro e la salute dei propri clienti non è un lusso: è un diritto.
Tra le produzioni più amate di Molino66 spiccano naturalmente le Sbreghe, i biscotti friulani croccanti, sfoglie sottili e dorate arricchite da mandorle intere che emergono in superficie come piccole gemme, ognuna diversa dall’altra — perché ogni pezzo è unico, fatto a mano, espressione di una lavorazione tradizionale che non ammette standardizzazione. Si spezzano con quel suono secco e soddisfacente, si sciolgono in bocca quasi per magia, e raccontano con ogni morso la storia di un territorio e di una famiglia che in quel territorio ha scelto di mettere radici. Accanto a loro, le celebri Gubane e Gubanette, i Nocciolini, i Bussolai, i Cookies — ogni prodotto è una storia da scoprire, un sapore autentico da assaporare lentamente, senza fretta, con quella consapevolezza che solo i prodotti veramente buoni sanno regalare.
Oggi la famiglia Giacomini è presente con tre punti vendita nel territorio: in via Pordenone 66 a San Vito al Tagliamento — la sede storica, quella del numero civico che è diventato un nome — in via Amalteo 21 sempre a San Vito, e a Morsano al Tagliamento in via Roma 3. E per chi non abita in Friuli ma vuole comunque portare a tavola un pezzo di questa straordinaria tradizione, c’è lo shop online con spedizione in tutta Italia: perché certi sapori meritano di viaggiare lontano, di varcare i confini di una regione e arrivare dritti al cuore di chi li assaggia per la prima volta — e che, quasi certamente, non vorrà mai più farne a meno.
E adesso vediamo cosa ci occorre per realizzare il nostro Crumble di Sbreghe Molino 66 con Gelato al Cioccolato Fatto in Casa Senza Gelatiera e Salsa ai Frutti di Bosco.
Ingredienti per il gelato al cioccolato:
500 grammi di panna vegetale non zuccherata
400 grammi di latte condensato
220 grammi di cioccolato al latte o fondente
1 cucchiaio di rum o stesso quantitativo di bevanda al cocco
Ingredienti per il crumble:
300 grammi di sbreghe Molino66
100 grammi di burro
1 cucchiaio miele Millefiori
Ingredienti per la salsa ai frutti di bosco:
120 ml di acqua
3 cucchiai di zucchero
1 cucchiaino di succo di limone con buccia edibile + scorza grattugiata
150 grammi di frutti di bosco freschi o surgelati (mirtilli, lamponi, ribes, more, fragoline di bosco o fragole)
Serviranno inoltre:
frutti di bosco freschi o surgelati (mirtilli, lamponi, ribes, more, fragoline di bosco o fragole)
o in alternativa scagliette di cocco/ nocciole tostate / mandorle
Crumble di Sbreghe Molino66 con Gelato al Cioccolato Fatto in Casa Senza Gelatiera e Salsa ai Frutti di Bosco: Ricetta
Cominciamo dal gelato, il cuore cremoso di questo dessert, e facciamolo con calma, con cura, come si fa quando si vuole che ogni cosa riesca davvero bene. Versiamo la panna vegetale nella ciotola della planetaria e avviamola a velocità crescente fino ad ottenere una neve ferma e lucida, quella che tiene la forma, quella che non cede. Chi non ha la planetaria non si scoraggi: uno sbattitore elettrico va benissimo, basta avere un po’ di pazienza e tenere d’occhio la consistenza — la panna è pronta quando le fruste lasciano un segno netto sulla superficie e il composto non si muove più.
A questo punto uniamo il latte condensato, dolcezza pura in ogni goccia, e il cioccolato fondente sciolto in precedenza a bagnomaria e lasciato intiepidire quanto basta perché non strapazzi la nostra panna montata. Incorporiamo tutto con movimenti lenti e avvolgenti, dal basso verso l’alto, per non disperdere l’aria che abbiamo faticosamente incorporato. Ed ecco un piccolo segreto per personalizzare il vostro gelato: per i palati adulti un goccio generoso di rum regala una nota profonda e avvolgente che si sposa meravigliosamente con il cioccolato; se invece a tavola ci sono anche i bambini, sostituitelo con una bevanda al cocco — il risultato sarà ugualmente sorprendente, con una dolcezza esotica e delicata che conquista grandi e piccini al primo cucchiaino.
Versiamo il composto in una vaschetta — meglio se bassa e larga, per favorire un congelamento uniforme — e riponiamo in freezer per almeno 4 o 5 ore. Se riuscite a prepararlo la sera prima, ancora meglio: il gelato avrà tutto il tempo di compattarsi alla perfezione e al momento di servirlo sarà esattamente come lo volete, cremoso, vellutato, con quella consistenza che si scioglie lentamente in bocca senza mai diventare dura come il ghiaccio.
Mentre il gelato riposa nel freezer, dedichiamoci alla salsa ai frutti di bosco, un concentrato di profumo e colore che trasformerà ogni piatto in un piccolo capolavoro. In un pentolino riuniamo i frutti di bosco, l’acqua, lo zucchero semolato, il succo di limone e la sua scorza grattugiata fine — ingredienti semplici, quasi umili, ma capaci insieme di dare vita a qualcosa di straordinariamente profumato e intenso. Portiamo tutto sul fuoco a fiamma dolce e lasciamo sobbollire per circa 5 minuti, il tempo necessario e sufficiente perché i frutti si ammorbidiscano, cedano tutto il loro colore rubino e il loro aroma selvatico allo sciroppo, e la cucina si riempia di quel profumo fruttato che mette subito di buon umore. Spegniamo la fiamma, trasferiamo tutto nel frullatore e azioniamolo fino ad ottenere una salsa liscia e vellutata, senza grumi né pezzi. Se volete una texture ancora più raffinata, passatela attraverso un colino a maglie fini. Lasciatela poi raffreddare completamente prima di utilizzarla — una salsa tiepida sul gelato sarebbe un vero peccato.
Passiamo ora al crumble di Sbreghe, la base croccante che darà carattere e personalità all’intero dessert. Prendiamo le nostre Sbreghe Molino66 e frulliamole grossolanamente — non vogliamo una polvere fine, vogliamo briciole grosse e irregolari, pezzetti di diversa dimensione che scricchiolino sotto i denti. Trasferiamole in una ciotola e uniamo il burro fuso, ancora tiepido, e un bel cucchiaio di miele millefiori che con la sua dolcezza floreale lega tutto insieme in modo naturale. Mescoliamo bene, poi stendiamo il composto su una teglia in uno strato uniforme e riponiamo in frigorifero. Ogni tanto — ogni venti, trenta minuti — torniamo a mescolarlo con una forchetta: questo gesto semplice è il segreto per ottenere quei pezzetti croccanti e irregolari che rendono il crumble irresistibile, quel mix di consistenze che si contrappone splendidamente alla cremosità del gelato.
Non resta che il momento più bello: impiattare. Prendiamo il piatto da portata e disponiamo alla base uno strato generoso di crumble di Sbreghe, con tutta la sua bellezza rustica e irregolare. Adagiamo sopra una bella pallina di gelato al cioccolato appena estratto dal freezer, e irroriamo con la nostra salsa ai frutti di bosco che cola lentamente, tingendo di rosso e viola tutto quello che tocca. Un ultimo tocco, piccolo ma prezioso: una fogliolina di menta fresca che porta con sé una nota verde e profumata, quella freschezza che chiude il cerchio dei sapori e rende il piatto ancora più invitante alla vista.
Il vostro Crumble di Sbreghe Molino66 con Gelato al Cioccolato Fatto in Casa Senza Gelatiera e Salsa ai Frutti di Bosco è pronto — e sono pronta a scommettere che non durerà nemmeno il tempo di portarlo in tavola.









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